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It’s Science, Bitch! or..why we do what we do?

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Si inizia con un fallimento..certo..partendo dal basso si può sempre risalire no? E allora sono qua a raccontarvi la conclusione di una vicenda iniziata ormai un anno e mezzo fa: STAP cells, ovvero Stimulus-Triggered Acquisition of Pluripotency cells. Cosa significa? Che cosa sono? e sopratutto..perchè un fallimento?

Come nelle migliori storie, si parte dalla fine: qualche giorno fa (23/09/15) Nature (una delle “Bibbie” della ricerca)  ha pubblicato due articoli (1, 2)e un editoriale collegato che mettono la parole fine a un delle più controverse questioni degli ultimi anni..ovvero può un trattamento semplice e banale (cambiare il pH ovvero la concentrazione di ioni H+ del mezzo di coltura) trasformare cellule “normali”, p.es. un campione preso dalla cute, in cellule “totipoteni”? Cioè capaci di originare un altro individuo completo, un clone… La risposta è NO, in modo chiaro e netto..più di 7 diversi laboratori nel mondo hanno cercato di ripetere questi esperimenti, senza alcun successo..

Ma che cosa è successo? Science ( i “nemici” di Nature) ne fa un breve riassunto. In pratica, un banale errore, ovvero identificare un segnale come vero e non come un “artefatto” causato dal trattamento con acido, ha portato gli autori a formare una serie di ipotesi (errate nella realtà), a dimostrarle truccando i dati e infine a pubblicarle…su una delle più importanti riviste scientifiche, Nature!

Come ci si poteva aspettare, molti laboratori hanno provato a ripetere gli esperimenti, con 0 successo…Le conseguenze? La prima autrice, Haruko Obokata, da molti considerata il “capro espiatorio” di tutta la storia, si è dimessa nel dicembre dello scorso anno, mentre uno dei due autori “senior” (Yoshiki Sasai) si è suicidato.

Cosa capire da questa breve storia (e mal raccontata)? Che la vera Scienza (con la Maiuscola) si autocorregge? Si, è cosa abbastanza nota, e non completamente vera, qualche funziona e qualche volta no..Piuttosto quello che è importante riconoscere è che le persone che fanno ricerca spesso sono dei drogati, drogati dal meccanismo “publish or perish” (“pubblica o muori” ovvero la pressione per pubblicare risultati..o pubblichi o esci fuori dal sistema della ricerca). Questa continua ricerca del risultato, della pubblicazione su riviste di alto livello, della pubblicazione a ogni costo…tutto questo causa un graduale e continuo abbassamento della qualità della ricerca. Potrebbe essere quindi necessario ripensare a tutto questo? Ripensare a un meccanismo in grado di valutare chi fa veramente “buona” ricerca e chi no? E quale meccanismo?

e io che ne so? so qua a ‘ffa domande, mica a risponne…e che so’, na segreteria del telefono??

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